sabato 23 novembre 2019

Chiedo scusa, deputato.

Se quando leggo Robespierre smetto in preda alla passione per quegli ideali, quando ho cominciato a leggere Matteotti mi fermavo per il peso dell’infamia.
Si, signori, infamia. Quella che mi corre addosso. Sono colpevole di infamia. Mi riempio la bocca di grandi ideali, ma alla fine…
L’infamia è l’accusa che il Deputato Matteotti potrebbe imputarmi.
E io non potrei fare altro che chiedere scusa.
Mi si può imputare di inedia e vigliaccheria forse, ma non di disonestà. Gli darei ragione, a ragione.
Avrebbe ragione, lo ammetto. Ma ho abbastanza amore per la mia dignità per non dire “e allora?”.
Lo dimentico, Matteotti. Ricordo, giustamente, Borsellino e Falcone. Ricordo Della Chiesa e ricordo… ricordo fin’anche i tre Giuseppe (Mazzini, Garibaldi e, su tutti, Verdi) e arrivo anche più indietro, vestendomi delle bellezze di cui mi onoro di far retaggio, ma spesso tendo a non ricordare Matteotti.
Perché se la sua memoria m’ irrompe nella mente io non posso non vergognarmi.
E chiedere scusa.
Semplicemente scusa.
Nel mio piccolo. Nulla di più.
Ci sto provando, Signor Deputato… anche se potrei fare di più.
Immagino sia brutto, essere un eroe scomodo… l'onore più grande.
Un giorno, forse, anche io avrò abbastanza coraggio per non distogliere lo sguardo imbarazzato (della mia persona) alla tua memoria.
Matteotti
Matteotti
.
.
.
Matteotti.
Scusa deputato… della mia indegnità nel dire che la mia nazionalità è italiana come la tua.

Tu sei di un altro livello. Sei davvero quello che dovrebbe essere un italiano.


francodemichele.blogspot.com
Fonte immagine:
https://www.garzanti.it/

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